La storia

Il paese ha avuto origine probabilmente durante le invasioni saracene nel IX secolo d.C. dato che alcune famiglie dei villaggi della valle, cercando un sicuro riparo si andarono a rifugiare su quel colle selvaggio. Sicuramente già erano presenti costruzioni abbandonate di epoche precedenti.

La fortificazione del piccolo castello risale al 1073, venne innalzata una cinta muraria intorno al centro abitato e costruita o restaurata la torre difensiva.

Nel 1174 Landolfo Raone, proveniente da un ramo dei Conti Longobardi di Ceccano, occupò Roiate e Roccasecca con l’astuzia e la forza. L’Abate Sublacense Simone, dovette rivolgersi al papa Alessandro III, il quale prima scomunico Raone, dopodiché con le armi lo costrinse a restituire i castelli che furono donati in feudo ai monaci Sublacensi.

Nel 1270 i borghi ebbero una certa libertà sancita dai monaci con uno statuto che stabiliva un’ampia autonomia comunale dal punto di vista politico, civile e amministrativo.

Nel 1435 i vassalli di Affile giocando sui fattori di anarchia che regnavano sulle terre della chiesa in quel periodo ne approfittarono per porre assedio e distruggere il vicino castello di Roccasecca. La leggenda vuole che Il pretesto dell’aggressione fu attribuito alle offese arrecate dagli abitanti di Roccasecca alle donne affilane che quotidianamente si recavano nel sottostante torrente di Carpine a fare il bucato. Ma il vero motivo, oltre all’odio e la rivalità che si era creato fra questi due paesi vicini, fu quello politico, dato che Roccasecca come un falco dominava la vallata. Costituendo per molti, un ingombro alla viabilità per Palestrina.

L’esercito di Affile si alleò con quelli di Ponza (attuale Arcinazzo Romano ndr) e Roiate. I più numerosi soldati ebbero presto ragione sulle esigue forze militari disponibili nel piccolo castello che contava circa cento abitanti. Entrate all’interno delle mura le soldatesche si diedero al saccheggio delle abitazioni, degli edifici pubblici e per fino della chiesa S. Maria in Arce,  uccidendo quanti tentavano di opporsi e lasciando al fuoco divoratore il compito di terminare l’opera. Si racconta che gli affilani, appena terminata la distruzione del castello, cosparsero le rovine di sale come segno di perpetua aridità e desolazione di quel luogo come fece Roma su Cartagine. La popolazione sopravvissuta venne deportata nei tre paesi vincitori.

Da questo fatto storico nasce il detto locale: ” Ponza, Afile e Rujate sò tre cani arabbiati”.

Oggi di Roccasecca rimangono pochi resti, ricoperti dalla terra che ha portato il vento e dalla vegetazione. Sono ancora ben visibili le mura di cinta e i numerosi basamenti delle abitazioni, permettendo al visitatore di capire la disposizione di ogni singola struttura all’interno del borgo.

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